Neuroestetica e Arti Visive

Neuroestetica e Arti Visive

Neuroestetica e Arti Visive. É nata la nuova collana VISUAL STUDIES.

L’esperienza estetica, da sempre oggetto di studio della psicologia cognitiva, è diventata in questi ultimi anni terreno fertile per le indagini sul cervello: le arti visive hanno offerto ai neuroscienziati nuovi spunti per le loro ricerche; viceversa le moderne tecnologie di brain imaging hanno validato alcuni degli assunti delle vecchie teorie estetiche. E’ nata quindi una nuova collana con comitato scientifico diretto da Maristella Trombetta, edita dalla casa editrice Altrimedia Edizioni di Matera che si propone di scandagliare, sulla base di intuizioni teoriche riscontrabili nella produzione filosofica, pedagogica e letteraria occidentale, i processi che innescano e regolano l’attività immaginativa per comprendere sia le motivazioni che spiegano il perché del piacere dell’immaginare che come questi processi possano essere funzionali a nuove forme di fruizione o apprendimento.

Il primo testo della collana è quello scritto da me in cui vi racconto della Neuroestetica, una nuova disciplina a metà tra l’Arte e le Neuroscienze: partendo dallo studio di alcune tra le più importanti e recenti esplorazioni nell’ambito della scienza della visione e della mente, ho ripercorso la teoria dei pittori astrattisti e in particolare quella di Wassily Kandinsky secondo la nuova prospettiva “neuro” che ci dimostra quanto questo pittore abbia in comune con un moderno neuroscienziato nell’averci svelato attraverso i suoi dipinti e i suoi scritti la vera essenza della realtà.

(…) Perché mai, allora, le conoscenze relative alla creatività, ai neurotrasmettitori dell’area della ricompensa, alla fisiologia dell’area della delusione dovrebbero diminuire la nostra ammirazione per le opere di Richard Wagner o Thomas Mann o Michelangelo? Io questo non lo capisco. Di una cosa sono certo: che coloro che non vogliono sapere, che rifiutano di sapere, semplicemente mancano di curiosità intellettuale (…).»

(S. Zeki)

La nascita della neuroestetica è stata una rivoluzione nel campo della filosofia dell’arte e della critica. Semir Zeki ha dato vita ad una nuova disciplina dedicata all’estetica dimostrando come, attraverso lo studio del cervello visivo, si possa comprendere il fondamento biologico del comportamento artistico.

Ciò che lo ha guidato nella fondazione di un Istituto Internazionale di Neuroestetica all’Università di Berkeley in California è l’idea che la scienza possa avventurarsi in aree da sempre prioritarie degli studi umanistici.

Dagli studi che ho riportato è emersa l’esistenza nell’uomo di un sistema cognitivo, che Zeki definisce “conoscenza emotiva”, che l’arte è in grado di veicolare. In quest’ottica, ad esempio, un ritratto può diventare rappresentativo di una persona con un determinato carattere, producendo la conoscenza delle sue caratteristiche costanti. La persona ritratta, in sé e per sé, e quindi l’oggetto reale, è ininfluente: ciò che conta è il carattere ritratto, il “suono interiore” per usare un termine kandinskiano.

Aveva pertanto ragione Michelangelo quando a coloro che lamentavano che le sculture dei Medici non somigliassero affatto ai soggetti, replicava che nel giro di mille anni nessuno avrebbe mai potuto ricordare il loro reale aspetto.

Per quanti di voi saranno curiosi di scoprire i principi di questa nuova disciplina, lascio il link per l’acquisto del libro.

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